Orientamento scolastico e professionale: intervista al professor Giancarlo Tanucci

Inauguriamo lo spazio del nostro Blog per parlare di orientamento scolastico/professionale, riflettendo su quali aspetti i genitori debbano tener presenti per accompagnare i propri figli nel momento della scelta del percorso di istruzione secondaria. Lo facciamo intervistando Giancarlo Tanucci, professore ordinario di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

 

 

Professore, quali sono le Differenze/continuità tra orientamento scolastico e professionale?

La radicale ed ineluttabile trasformazione del mercato del lavoro e delle professioni ed il conseguente cambiamento dei processi di formazione erogati dai sistemi educativi formali ed informali, hanno determinato una evoluzione dei modelli di realizzazione delle pratiche di orientamento nei diversi contesti di socializzazione dell’individuo.

Nella logica del “lifelong learning”, che implica una continua evoluzione dei processi di sviluppo e manutenzione delle competenze personali e professionali, diventa determinante, allora, considerare l’intervento di orientamento come un unico processo che coniuga ed integra sia la prospettiva dello sviluppo educativo che quella dello sviluppo professionale ed occupazionale.

 

 

Quali sono le modalità di orientamento nelle scuole pubbliche italiane: sono riconducibili ad una medesima matrice teorica e di metodo o ci sono differenze?

Le pratiche di orientamento prevalenti nel sistema scolastico pubblico italiano sono espressione di una pluralità di approcci teorici e metodologici che, solo in piccola parte, risultano in sintonia con il mutato scenario che caratterizza oggi il mondo del lavoro e delle professioni e le dinamiche di incontro tra domanda e offerta, tra profili formativi e professionali/occupazionali.

Risulta, quindi, determinante elaborare approcci teorici e metodologici dell’orientamento in grado di integrare la pluralità dei processi educativi, formativi e professionali in cui gli individui sono coinvolti, chiamando in causa tutti gli attori interessati, in primis, le famiglie.

 

 

Quale monitoraggio viene attuato sugli effetti dell’orientamento?

Purtroppo i modelli di monitoraggio e valutazione dei risultati degli interventi di orientamento nelle diverse fasi della vita di un individuo sono, in generale, molto carenti e poco sviluppati. Le ragioni storiche e culturali vanno individuate in una sorta di assunto auto-esplicativo per cui il successo di un intervento orientativo è dato dalla accettazione e dall’adeguamento delle scelte dell’individuo al consiglio d’orientamento fornito.

 

 

Possiamo indicare ipotesi di miglioramento? Eventuali esperienze positive che possono essere valorizzate?

La proposta è sfidante; in uno scenario globale ed in un contesto nazionale complesso e dinamico, le strategie d’intervento si declinano e qualificano attraverso l’attivazione di un servizio di consulenza d’orientamento gestito da professionisti qualificati che consentono all’individuo, nel suo percorso di vita, di sviluppare competenze, di monitorarle e di gestirle nelle diverse situazioni di inserimento occupazionale e lavorativo.

 

 

A quali aspetti delle prassi di orientamento dovrebbero prestare attenzione i genitori?

In questa prospettiva, il ruolo dei genitori è fondamentale almeno per due motivi:

  • riposizionare il ruolo di “influencer” nella scelta scolastica ed occupazionale dei propri figli modificando radicalmente l’atteggiamento rispetto ai percorsi di successo auspicati per i propri figli in uno scenario ed in un contesto totalmente trasformati;

  • sostenere un sistema di consulenza d’orientamento e per la carriera in grado di offrire ai propri figli le opportunità di sperimentazione delle conoscenze e delle competenze nella pluralità degli ambiti professionali ed occupazionali che si presenteranno nel corso della vita.

 

 

 

Come possiamo fare evolvere le attuali prassi di orientamento nelle scuole italiane verso la promozione di una consolidata “cultura dell’orientamento”?

Come in precedenza accennato, per la scuola, a fronte del già citato cambiamento del mondo del lavoro e delle professioni, promuovere la “cultura dell’orientamento” significa sviluppare le risorse e gli strumenti personali che consentano all’individuo di ragionare non per profili professionali ma per competenze, di orientarsi non già per un posto di lavoro ma per opportunità occupazionali, di ragionare non già secondo una logica di carriera lineare ma per una prospettiva di carriera “frastagliata”, di valorizzare non la quantità di saperi posseduti ma le capacità di utilizzare le risorse personali e professionali disponibili.

 

 

Quali sono le dimensioni (psicologiche, didattiche, organizzative, ecc.) alla base di una cultura dell’orientamento?

Dal punto di vista psicologico, i passaggi fondamentali che devono caratterizzare le strategie dell’orientamento rispondenti alle attuali esigenze riguardano: la valorizzazione della flessibilità come capacità di modulare le proprie risorse rispetto alle opportunità disponibili, lo sviluppo di orientamenti ed atteggiamenti di auto-efficacia personale nelle costruzione della propria carriera professionale e l’alimentazione della motivazione in termini di obiettivi, mete ed aspettative rispondenti agli assunti valoriali condivisi dall’individuo.

Dal punto di vista didattico ed organizzativo, il sistema educativo e formativo deve riconoscere la necessità di istituire e sostenere un sistema di servizi di accompagnamento e di consulenza in grado di sviluppare: le metodologie e gli strumenti di ricognizione del profilo di competenze distintive sviluppate durante la vita, le metodologie e le pratiche di placement necessarie nei processi di inserimento nel mondo del lavoro e delle professioni, gli strumenti di progettazione e gestione del proprio progetto di carriera professionale e sociale e la messa a disposizione di un servizio strutturato per lo sviluppo delle risorse personali distintive nelle strategie di inserimento occupazionale.

 

 

 

La ricercatrice americana Cathy Davidson afferma che il 65% dei bambini delle primarie farà un lavoro che ancora non esiste. Cosa significa per l’orientamento e la formazione?

Non sappiano quali saranno i lavori del futuro ma certamente saranno ad alto contenuto di know-how ed ampiamente assistiti dalla tecnologia. In questa prospettiva, allora, occorre ridefinire radicalmente il rapporto tra processi di educazione/formazione, da un lato, e interventi di orientamento/placement, dall’altro. A fronte di una estrema variabilità del mercato del lavoro e delle professioni, un approccio sequenziale “formazione-professione” non risulta più funzionale ed adeguato; si tratta, quindi, di modificare la sequenza: “opportunità professionale-valorizzazione delle competenze” in un ambiente di educazione/formazione continua.

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