“Parole per costruire legami: Il Progetto del CGD”

Intervento di Angela Nava Mambretti – Presidente del CGD –  in occasione del Convegno: “Nuove sfide della Comunic-Azione fra Scuola e Famiglia”, 12 Aprile 2019, AGCOM

Angela Nava Mambretti, Presidente del CGD e del CNU (Consiglio Nazionale degli Utenti)

Questa sede così importante – l’Autorità Garante per le Comunicazioni – che un pochino quasi ci intimidisce, può essere la sede giusta se riflettiamo e ci interroghiamo sui nuovi confini della comunicazione.

Il Progetto “Per un’alleanza educativa fra Scuola e Famiglie: le nuove frontiere della comunicazione” nello spazio di intersezione tra la relazione dei genitori con la scuola e i docenti e i processi di comunicazione con l’istituzione scolastica. Inoltre risente dell’evoluzione (o involuzione) del contesto esterno per quanto riguarda i modelli comunicativi, le prassi comunicative che si stanno affermando nell’universo mediatico, il valore e il ruolo che si attribuisce alla scuola pubblica nel contesto socio-culturale.

Viviamo in un periodo in cui sentiamo che la parola d’ordine è la semplificazione, purtroppo parente stretta di altri valori che ci piacciono poco. La Scuola però non può e non deve essere semplificazione, la scuola deve approfondire. Noi abbiamo, per l’appunto, voluto dare alla piattaforma questo nome, “Le Parole a Scuola“, che suggerisce una duplice valenza: non sono soltanto le parole che si usano a scuola, ma anche le parole che entrano a scuola per essere approfondite, modificate, rese oggetto di una nuova e diversa relazione. Occorre lavorare sulle parole e cercare di scarnificarle, di andare alla radice, cercando di conquistare un nuovo galateo della lingua che oggi sembra smarrito e questo spesso ci induce alla nostalgia, anche se poco produttiva, per il tempo passato. La Scuola non può e non deve semplificare, la Scuola deve approfondire”

Occorre lavorare sulle Parole che entrano a scuola, che devono essere approfondite, modificate, rese oggetto di nuova e diversa relazione.

Già negli anni scorsi avevamo realizzato, sempre grazie al MIUR, una Ricerca sulla relazione Scuola-Famiglia, all’interno della quale abbiamo analizzato che tipo di immagine della scuola le principali testate giornalistiche restituissero. E’ emerso che la scuola veniva alla ribalta dei grandi giornali soltanto nel momento in cui c’era un docente o un dirigente brutalmente picchiato o un bambino maltrattato. Abbiamo preso atto di una rarefazione dei rapporti e della grande difficoltà per la scuola e la famiglia a condividere valori e progetti. D’altra parte – pensiamo al grande ossimoro in cui viviamo – mentre da una parte la famiglia viene espulsa dai processi della scuola oppure vista come reproba o rea, dall’altra la stessa famiglia viene enfatizzata e considerata – soprattutto nella sua versione tradizionale – portatrice di valori positivi.

Allora, in questo terreno paludoso, come ridare dignità, senso e sapienza conoscitiva alle parole? Nel frattempo sono cambiati tutti gli strumenti con cui la scuola comunica. Il nostro repertorio nostalgico, quello che abbiamo maneggiato per anni, fatto di diari, di penne, di avvisi e circolari, è cambiato sotto i nostri occhi e lasciato al suo posto le reti WhatsApp, il registro elettronico e così via. Tutta una serie di strumenti che non sono solo un mezzo di comunicazione ma che cambiano anche la qualità e il modo delle persone di porsi in relazione. Si tratta di cambiamenti che sono intervenuti nel tempo e che non stiamo giudicando, ma che dobbiamo analizzare per capire come riavviare una relazione tra le famiglie, la scuola e i ragazzi.

Un altro elemento che credo tutti avvertiamo in modo forte e che siamo spinti ad analizzare è il declino motivazionale rispetto alla scuola. Questo declino non ha toccato la mia generazione, che invece ha trovato nella scuola uno strumento di emancipazione, soprattutto per le donne. Sentivamo che era importante andare a scuola, e su questo c’era un consenso generale, e sapevamo anche che in qualche modo la scuola ci avrebbe aperto nuovi orizzonti percorribili. Oggi è opinione comune che in fondo la scuola può anche non servire ed è maturata l’idea forte, diffusa anche fra i genitori, che le conoscenze che valgono – quelle razionali, scientifiche, sistematiche – si acquisiscono altrove e chi più ha più se le consente. La scuola, purtroppo, rispetto al compito di progettare il futuro dei nostri figli, non è più rassicurante come un tempo ed ha perso la sua mission democratica.

In questo scenario siamo tutti chiamati, cittadini responsabili, ad attraversare questo cambiamento non facendoci travolgere dalla nostalgia – anche se è una facile tentazione – perché molto spesso la nostalgia è parente dell’impotenza, cioè diventa incapacità di seguire il proprio tempo e di vivere i cambiamenti. Per citare Gramsci, a noi piacerebbe essere egemoni di questo cambiamento e non soltanto epigoni stanchi.

Alla scuola e al linguaggio che viene usato per parlare della scuola e con la scuola attribuiamo molta importanza, anche se l’ambito traguardo di cambiare la governance è rimasto solo un sogno e a quarant’anni dall’introduzione degli organi collegiali il bilancio è piuttosto disastroso. Per questo, se non interveniamo in tempo e con intelligenza, la scuola si allontanerà sempre più dal sentire comune. Credo che non dobbiamo consentire che la scuola pubblica sia indebolita, che sulla scuola passi questa lunga onda negativa. Per quanto mi riguarda, ricordo sempre a me stessa e lo propongo alla nostra consapevolezza, che la scuola oggi è l’unico posto in Italia in cui le generazioni si incontrano: sono rari gli altri luoghi fisici, mentali e simbolici nei quali genitori, docenti e ragazzi hanno uno scambio. La piattaforma che oggi presentiamo è precisamente un tentativo di agevolare questo scambio, perché non ha la pretesa di essere il sito che “tutto dice”, ma un ambiente attraverso cui cercare di riattivare nel presente (anche approfondendo alcune tematiche) una comunicazione con tutti coloro che con noi vorranno dialogare.

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