La valutazione nella scuola

In occasione della recente reintroduzione dei giudizi descrittivi nella scuola primaria (Decreto 22/2020 convertito in Legge 6 giugno 2020, n. 41) abbiamo ritenuto utile avviare su questa piattaforma web, oltre che sui social a questa collegati, una prima presentazione di opinioni e valutazioni sul significato di tale novità in ordine alla prossima ripresa dell’attività scolastica oltre che sui riflessi possibili che può avere sullo sviluppo di una nuova cultura della valutazione nella scuola pubblica del nostro Paese.

Tuttavia, di fronte alla sconcertante nota attuativa del 1° settembre 2020 inviata alle scuole dal Capo dipartimento del Ministero, che confina l’applicazione della riforma alla sola valutazione conclusiva lasciando inalterata la votazione in decimi nelle valutazioni intermedie, sempre più urgente avvertiamo l’esigenza che il confronto non si riduca alle diverse interpretazioni burocratico-amministrative ma si rivolga invece alle domande sul senso e la funzione della valutazione scolastica.

Su questo, si veda il comunicato stampa del CGD nazionale.

Per questi motivi riportiamo e aggiorniamo in progress una serie di contributi al nostro blog da parte di accademici, ricercatori ed esperti che a diverso titolo si occupano di didattica e valutazione scolastica. 

Legge 6 giugno 2020, n. 41

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l'ordinato avvio dell'anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato.

I giudizi descrittivi nella scuola primaria: un ritorno al futuro?

Contributo di Mario Russo - psicologo, esperto di formazione per i genitori - che da anni collabora con il CGD (Coordinamento genitori democratici).

“Attivare una discussione radicale sulla valutazione scolastica, che comprenda anche i livelli di istruzione secondari, sulle sue logiche e le sue prassi ci conduce nel cuore stesso del sistema scolastico e formativo, cogliendone le contraddizioni, le linee di evoluzione oltre che la capacità di corrispondere con una progettualità forte alle sfide che ci provengono dalla complessità sociale ed educativa”.

Una riflessione sulla valutazione nella scuola italiana

Contributo di Raffaele Mantegazza, docente di Scienze umane e pedagogiche del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell'Università di Milano-Bicocca.

“Perché quello che sta accadendo nella scuola italiana è che alla vita dei ragazzi si stanno sovrapponendo le classificazioni, sotto forma di diagnosi e di giudizi, al punto che uno studente di 23 anni scrivendomi una mail si presenta così: “Buongiorno prof, io sono il DSA” e a me viene tristezza nel pensare al dolore e all’umiliazione che tutto questo ha comportato per questo ragazzo (al quale ho risposto: “Buongiorno, Lei è prima di tutto Simone, poi un mio studente: e poi parliamo tranquillamente dell’esame.)"

Della valutazione educativa

Contributo di Pietro Lucisano, ordinario di Pedagogia Sperimentale presso il Dipartimento di Psicologia dei processi di Sviluppo e socializzazione Università "La Sapienza" di Roma.

“A scuola non si va per essere valutati, ma per imparare a valutare, per imparare ad imparare dai propri errori, ma anche per imparare a conoscere i propri punti di forza e i propri limiti, in quanto solo conoscendoli è possibile valorizzare i propri punti di forza e imparare a convivere e a superare, quando possibile, i propri limiti.”

Valutazione dei processi di apprendimento - considerazioni e proposte dell’Ufficio di presidenza nazionale di Proteo

Contributo di Dario Missaglia, presidente nazionale di Proteo Fare Sapere.

“Sottolineare l’importanza della funzione formativa della valutazione vuol dire considerare la valutazione come “strumento per l’apprendimento” e non solo come “strumento per l’insegnamento”, significa avere chiari i passi da seguire per accompagnare e supportare i processi di costruzione di conoscenze e competenze degli alunni, pensando alla centralità dei bisogni di bambini e ragazzi, rifuggendo una logica dettata dall’egemonia dell’abilismo secondo la quale tutti devono sapere e saper fare le stesse cose nello stesso momento.”

Valutare per emancipare

Contributo di Anna D‘Auria, segretaria nazionale MCE – Movimento di cooperazione educativa.

“Gli strumenti con cui si valuta hanno il ‘potere’ di dar luogo a due diverse ed opposte prospettive di politica scolastica e conseguentemente di approccio didattico-metodologico: produrre l’emancipazione dei soggetti, riuscendo a garantire a ciascuno, accanto all’esperienza della dignità, del valore personale, sociale, l’esperienza del successo formativo. Oppure produrre normalizzazione che, in una società non egualitaria, si traduce nel mantenere, (se non nell’amplificare) le differenze di ingresso a scuola”

Qualcosa in più da valutare nella scuola: le competenze

Contributo di Giancarlo Tanucci, docente di psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l’Università Europea di Roma.

"La scuola, la famiglia, l’ambito sociale in genere, sono il terreno in cui testare il sistema di competenze sviluppato dal soggetto, assumendo un sistema di rilevazione concordato e condiviso che consente, da un lato, di individuare i punti di forza e le criticità nella performance individuale e, dall’altro, in maniera determinante, di rilevare i fattori di contesto che sollecitano e/o inibiscono l’espressione delle risorse e delle potenzialità individuali".