“Sulla Comunicazione fra Scuola e Famiglia dobbiamo cercare di dire cose nuove”

Queste le parole del prof. Mario Morcellini, Commissario AGCOM, in apertura del Convegno: “Nuove Sfide della Comunic-Azione fra Scuola e Famiglia”, tenutosi in AGCOM lo scorso 12 Aprile.

Prof. Mario Morcellini

E aggiunge: “..o almeno dirle in modo che abbiano una diversa produttività per l’azione, anche se chi studia sa che non c’è nessuna garanzia che il nuovo sia qualcosa di più produttivo dell’esistente”. Il prof. Morcellini, Commissario AGCOM e Consigliere alla Comunicazione della Sapienza, salutando il pubblico, ha introdotto l’evento commentando le cinque parole chiave del titolo del Convegno. Il suo intervento – che vi riportiamo quasi integralmente – rappresenta un prezioso contributo al dibattito su questo tema e un utile e competente spunto di riflessione.

“Per molti soggetti sociali l’innovazione si rivela una straordinaria vitamina di allargamento dell’esperienza della vita che è uno degli obiettivi della cultura e, nell’età in cui è congruo, della formazione. Non ci siamo minimamente resi conto negli ultimi tempi – e qui c’è una dura critica sia alle scienze sociali che a quella parte della politica che sembrava più vicina al dibattito delle scienze sociali, ma in realtà i risultati dicono che era un’apparenza – che per molti esseri umani l’innovazione, il cambiamento non si rivela una vitamina ma uno stimolo che aumenta la preoccupazione per il futuro e addirittura la preoccupazione per il presente. Basti pensare a quanto le culture politiche abbiano trascurato l’importanza dei bisogni di sicurezza come bisogni, come bene comune e non come bisogno politicamente targato e con ciò hanno costruito il vantaggio per qualcuno di considerarsi custode di un bene che invece dovrebbe essere universale e scontato.


Più riusciremo a dirci cose nuove che preludono all’azione e più usciremo da questo Convegno sapendo che non è stato solo un Convegno.

La seconda parola del titolo molto ben augurante è sfide e ci sta, perché noi stiamo parlando di temi sfidanti per due motivi: il primo è che la cultura fatica a dotare i processi di cambiamento di un kit culturale in tempo reale. In passato la cultura era quel grande beneficio che accompagnava il cambiamento, adesso il cambiamento corre molto più veloce della capacità degli intellettuali , o almeno di chi vi parla e della cultura, di adeguare in tempo reale i propri strumenti interpretativi. Il secondo motivo è che la politica non si rende minimamente conto dell’impatto che la comunicazione sta esercitando nella nostra società e quando se ne rende conto lo fa soltanto perché mima quei comportamenti, ma fa parte del problema e non della soluzione, mentre noi ci dovremmo aspettare dalla politica una capacità di indirizzo, di essere universale, di non essere un elemento di ipertensione, ma di essere un elemento di rassicurazione.

Arrivando alla parola Comunic-Azione, qui c’è un bel gioco semantico di mettere in evidenza che la comunicazione non è solo discorso ma è anche vitamina per l’azione quando funziona – o comunque inibizione quando non funziona – e poi c’è quest’ultimo elemento Scuola-Famiglia. Sulla scuola abbiamo lavorato fantasticamente e sappiamo molto più che in passato, ma ho la complessiva sensazione che non siamo mai riusciti – né a livello politico né ministeriale – a prendere pienamente atto che se si mette la comunicazione al centro delle politiche di riforma dei curricula dell’istruzione, si finisce per allungare il tempo della diversità di codici fra docenti e studenti. Trovo che su questo tema noi dobbiamo stringentemente chiedere alle politiche formative pubbliche di assumere una diversa responsabilità rispetto alla comunicazione  e questo è anche il modo per riallineare la scuola al paese.

Per quanto riguarda invece il rapporto Comunicazione-Famiglia, viene placidamente lasciato al laissez-faire della famiglia – quanto di più irresponsabile ci sia,  perché mentre la scuola cognitivamente e come ruolo è attrezzata per adottare linguaggi nuovi e stabilire qualche ponte, anche grazie al significativo impatto del MIUR che sulla comunicazione ha fatto rilevanti passi avanti, i genitori hanno meno strumenti culturali a disposizione. Questa è una grande vertenza sociale perché la famiglia arriva prima della scuola, ma arriva quasi in tempo reale con le tecnologie e questo rappresenta un problema, perché se c’è una concorrenza formativa prima della scuola, è una bella novità per la storia degli uomini. Per la prima volta i bambini entrano a scuola con un bagaglio di saperi che in passato invece li risparmiava: l’ingresso a scuola era il primo contatto con la vita adulta e con le istituzioni, adesso anche questo aspetto che segnava l’importanza del docente è venuto meno. Nel mio commento alle cinque parole del titolo c’è quanto basta per dire che stiamo parlando di problemi acutissimi della nostra modernità e del nostro possibile benessere, una parte di questo benessere è assicurata dalla nostra capacità di conoscere. Più riusciremo a dirci cose nuove che preludono all’azione e più usciremo da questo Convegno sapendo che non è stato solo un Convegno.

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