La dipendenza da Internet: cos’è e come prevenirla

Affrontiamo uno dei tanti temi caldi e cari a tutti i genitori e agli educatori che completa e arricchisce i consigli contenuti nella nostra Guida all’utilizzo consapevole dei media digitali. Un primo appuntamento che ci vedrà, di volta in volta, trattare diversi argomenti attuali e significativi legati alle sfide educative del nostro tempo.

I numeri parlano chiaro: i media digitali, in primo luogo lo smarphone e Internet hanno profondamente modificato il nostro modo di lavorare, informarci, relazionarci e connetterci con il mondo. Siamo sempre iperconnessi e, secondo i risultati della ricerca “Digital Global” del 2018, ogni italiano passa in media più di sei ore collegato ad Internet, due di queste sui social network(1). 

Fra i giovani il fenomeno diventa ancora più preoccupante, se pensiamo che il 51% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni controlla in media lo smartphone 75 volte al giorno (2). Il rischio di dipendenza da Internet, la cosiddetta “Internet Addiction” è quindi piuttosto alto, tanto che nel 2016 presso il Policlinico Gemelli di Roma è stato aperto il primo ambulatorio pubblico per curare le psicopatologie da web, diretto dal prof. Federcio Tonioni. Non mancano poi casi estremi, come i circa 100.000 giovani – per lo più maschi – che in Italia hanno scelto il vero e proprio ritiro sociale: si chiamano Hikokomuri, termine giapponese che si traduce letteralmente come “stare in disparte”  e definisce chi per svariati motivi decide di restare chiuso nella propria camera da letto in completo isolamento sociale per mesi ma spesso anche per anni (Fonte: https://www.hikikomoriitalia.it/).

La dipendenza da Internet si presenta a tutti gli effetti, soprattutto per le sue conseguenze psico-fisiche e sociali, come altre forme di dipendenza. In questo caso, però, ci troviamo in assenza di una vera sostanza e l’oggetto desiderato è rappresentato dalla Rete e dalle tante attività ed esperienze che è possibile vivere e condividere online: frequentare i social network, chattare, videogiocare, seguire le serie tv in streaming, giocare d’azzardo etc…
Senza banalizzare il fenomeno, possiamo però sostenere che l’appagamento che si prova nel vivere nel mondo virtuale derivi dall’estraniarsi dal proprio corpo e da una realtà giudicata spesso difficile e complessa, trovando rifugio in una dimensione nella quale tutto sembra più facile, nella quale si è liberi di diventare chi si vuole e non è necessario impegnarsi per ricevere consenso sociale.

Sui social, ad esempio, la validazione sociale passa attraverso i ‘like” ricevuti o la popolarità raggiunta grazie al numero dei “followers”, di chi cioè segue i contenuti che pubblichiamo; passa attraverso la scarica di adrenalina e l’esternazione della rabbia, possibile grazie al videogiocare con i games cosiddetti “sparatutto”.  In qualità di educatori restiamo sempre più disorientati e spaventati dalla situazione che abbiamo tratteggiato e che viene troppo spesso considerata semplicemente come “nuova inevitabile normalita”. Davanti ad un figlio che arriva a trascorrere anche quattro-cinque ore al giorno, se non di più, collegato ad Internet, la tentazione più facile è pensare: “Così fan tutti”.Vi sono certamente casi in cui l’eccessiva permanenza online rappresenta una prima entusiastica fase di scoperta e di innamoramento della Rete che regredisce naturalmente e spontaneamente, rientrando in limiti accettabili. 

Vi sono però molti giovani per cui la Rete diventa non più un passatempo ma l’attività e il centro gravitazionale della giornata e della proria vita, non lasciando spazio ad altro. Nella migliore delle ipotesi si va incontro all’isolamento sociale e ad un calo del rendimento scolastico, nella peggiore alla perdita di contatto con la realtà, all’impossibilità di smettere e all’abbandono della principale occupazione (scuola o lavoro).  
Per non arrivare a questi livelli, la prevenzione diventa fondamentale. Nonostante non esistano soluzioni pre-confezionate, il primo importante passo è cercare di mantenere sempre aperto il dialogo con i propri figli/alunni, facendo attenzione a cogliere possibili campanelli d’allarme che non coincidono soltanto con il progressivo aumento delle ore di connessione. Altre sintomatologie sono, ad esempio, l’impossibilità di smettere l’attività che si sta svolgendo online (il gioco, la visione di un film etc..), la dimostrazione di rabbia, nervosismo e ansia nel momento in cui non ci si può collegare ad Internet o si viene interrotti, il calo del rendimento scolastico e l’indebolimento delle relazioni sociali.

Altro aspetto importante è promuovere un utilizzo sano e positivo della Rete, insegnando ai nostri ragazzi, fin da piccoli, che Internet offre moltissime possibilità per conoscere, informarsi e imparare “divertendosi”, grazie alla presenza di numerose piattaforme web dedicati ai ragazzi. Aiutarli in una Ricerca scolastica, mostrare loro software di supporto allo studio o semplicemente come è possibile condividere contenuti in sicurezza, è un modo per accompagnarli nella loro esperienza di navigazione e condividere un momento di complicità. Non è però scontato che tutti i genitori siano strumentalmente attrezzati per fare quanto suggerito, al contrario, può spesso succedere che siano loro i primi ad avere bisogno di una guida. In questo caso, possiamo chiedere ai nostri ragazzi di mostrarci “come fare” e noi, di contro, possiamo trasmettere alcune regole di buon senso e cittadinanza digitale in grado di orientarli. 

Il consiglio, però, è quello di informarsi e mostrare interesse per il mondo che loro frequentano, perchè la padronanza e la conoscenza della situazione porta con sè quell’autorevolezza necessaria a risultare credibili ai loro occhi ed evitare la classica risposta: “..Ma tu che ne sai?”.Questo rapporto di fiducia e dialogo si costruisce con il tempo, con pazienza, costanza ed amore. Si costruisce con la capacità di noi educatori di sapere leggere fra le righe, intercettando bisogni, paure, aspettative e desideri dei nostri figli, educandoli all’empatia e insegnando loro a saper leggere i sentimenti che provano e a comunicarli nel modo giusto.Come dichiarato dal prof. Tonioni in un‘intervista: “La distanza più sana con gli adolescenti non può che essere la fiducia, mai il controllo. Guai a non fidarsi di questa generazione”. 


 (1): G.Riva, La solitudine dei nativi digitali, GEDI, Roma, 2018.
(2): Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo

Foto di 7721622 da Pixabay

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