Il tiro alla fune. Diventare grandi trovando il giusto equilibrio tra bisogno di regole e voglia di libertà.

Riportiamo di seguito una sintesi della Conferenza tenuta nel dicembre del 2018 dal dott.
Alberto Pellai, noto medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva. Quest’ultima si inserisce nel
ciclo di incontri formativi per genitori ed educatori previsti nell’ambito di “Educare al
rispetto”, progetto di educazione alle buone pratiche di relazione promosso dal CGD di
Mogliano Veneto in collaborazione con diverse istituzioni. 
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L’età pre-adolescenziale (dai 12 anni circa in poi) è quella che Pellai chiama lo tsunami perché “ha il potere di travolgere in modo significativo l’equilibrio famigliare”. 

Proprio in questo specifico arco temporale si concentrano, negli ultimi anni e anticipatamente rispetto al passato, le richieste d’aiuto che pervengono sia a lui che ai suoi colleghi, perché si tratta di un’età di fortissime modificazioni e quindi più impegnativa dal punto di vista del sostegno alla crescita dei nostri figli. 

Come la neuroscienza ci spiega, in questo periodo si crea uno squilibrio fra la parte del cervello deputata alle emozioni e la parte cognitiva, la parte che pensa, che costruisce i significati. I preadolescenti sono pertanto aumentati nella prima sfera, mentre la seconda è ancora spaventosamente immatura, incapace di auto-regolarsi; non hanno ancora quella capacità chiamata “integrativa”, quella cioè di “collegare fra di loro zone diverse del cervello, riuscendo a fornire risposte complesse”. In questo caos siamo noi adulti a essere chiamati a costruire le cornici, a dare le giuste regole poiché non possiamo ancora confidare in una loro presa di coscienza autonoma.

I cambiamenti sociali e culturali intercorsi però non rendono facile questo compito, basti pensare a quante cose entrano nella vita dei nostri ragazzi che non sono fase-specifiche, adeguate cioè alla loro fase di sviluppo.  Ne sono un esempio l’abitudine di molti giovani a frequentare locali notturni anche in relativa giovane età o i programmi televisivi che seguono, tenendo presente che una vera e propria tv per i ragazzi non esiste più.

Un altro esempio clamoroso sono le tecnologie che “hanno fortemente impattato sul concetto di famiglia e sul modo in cui i nostri figli crescono e diventano grandi”. Oggigiorno lo smartphone viene solitamente regalato in occasione della prima Comunione, perché il rischio è che il bambino non sia alla pari con tutti gli altri. Questi sono solo alcuni dei tanti “tiri alla fune” fra genitori e figli che si verificano proprio perché quello che noi pensiamo possa far bene loro non coincide con i loro desideri e aspettative.

Questo però non deve però spingerci a indebolirci o ad avere paura di fallire, ma dobbiamo assumere il ruolo di adulto responsabile che ha chiaro il suo progetto educativo. Il genitore
è un po’ come un allenatore che conosce perfettamente la zona di crescita potenziale del proprio allenato, ha una visione precisa e sa che per raggiungere l’obiettivo stabilito deve anche farlo faticare. Si tratta però di una fatica finalizzata, per questo motivo l’allenatore non si mette molto in discussione e prosegue seguendo il suo programma, nonostante le lamentele dell’atleta.


“Una cosa che non mi spaventa è vedere i miei figli arrabbiati che tirano la fune. Io credo che quando lo fanno stanno facendo il loro mestiere”.

Alberto Pellai

Un altro aspetto su cui riflettere è che siamo anche un po’ genitori dei figli degli altri e costruire un villaggio intorno a loro, facendoli crescere sotto uno sguardo attento è fondamentale, considerando che spesso manca un’alleanza fra adulti e che i giovani sono perciò disorientati e privi di esempi positivi. Pensiamo per attimo, infatti, alla comunicazione spesso istintuale e diseducativa che i genitori utilizzano per parlarsi nei gruppi Whatsapp di classe…

Più in generale vale la regola del buon pilota d’aereo: se durante il volo ci sono turbolenze non si possono evitare ma bisogna affrontarle, invitando i passeggeri ad allacciare le cinture di sicurezza pregandoli di mantenere la calma. Se, in qualità di piloti, ci mostriamo agitati e fuori controllo rischiamo di perdere autorevolezza davanti ai loro occhi e di non svolgere adeguatamente il nostro ruolo.

Per riuscire in questo intento dobbiamo sentire di avere un progetto educativo forte, una visione chiara e comune fra genitori (anche separati) rispetto ai bisogni di crescita e fase-specificità dei nostri figli, riconoscendo quando è il momento di tirare più forte la fune e quando invece è giusto allentare la presa. Il tutto non dimenticando mai la bellezza di dell’essere educatori.

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