Quando il patto di corresponsabilità funziona

Qualche settimana fa, in occasione del consueto appuntamento per festeggiare e inaugurare il nuovo anno scolastico, il ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti, ha parlato della necessità di stabilire un “nuovo patto scuola-famiglia che coinvolge i genitori in una virtuosa alleanza” che rappresenta “uno degli step della corresponsabilità su cui fondare la comunità scolastica”. Anche il Presidente della Repubblica nel suo discorso ha dichiarato: “scuola e famiglia devono parlarsi, incontrarsi, collaborare fra di loro come generalmente e per
fortuna avviene”.

Ci sembra utile allora ricordare un progetto sul Patto di corresponsabilità promosso nel 2009 dal CGD di Latina e dalla Direzione Didattica Statale V Circolo di Latina che ha coinvolto i docenti, gli Ata e i genitori degli allievi di scuola primaria del Plesso “L. Piccaro”. Il progetto di formazione-intervento, realizzato con la consulenza di Mario Russo, psicologo ed esperto di formazione per i genitori, nasceva, al tempo, da una prima riflessione sulle criticità registrate nel primo anno di applicazione del Patto di corresponsabilità, con l’obiettivo di sperimentare un approccio differente, valorizzando gli aspettpedagogici del Patto e la potenzialità per la collaborazione della scuola con i genitori.

A distanza di dieci anni, vi sono diversi elementi del contesto socio-educativo che accomunano quella situazione a quella attuale:

1.     Sono ancora ricorrenti episodi di bullismo o di cyber bullismo che mettono a nudo le difficoltà delle agenzie educative ad affrontare queste emergenze, sia per prevenirli sia per attivare azioni di contrasto;

2.  Emergono con evidenza sempre maggiore, anche dagli episodi di cronaca, le difficoltà di comunicazione tra la scuola e le altre agenzie educative, in primo luogo le famiglie: incomprensione sui valori di fondo oltre che sugli stessi ruoli e responsabilità (condivise) che spettano a genitori e docenti;

3.     Infine, la recente legge per la reintroduzione dell’educazione civica tra le materie scolastiche assieme al dibattito che l’ha accompagnata, testimoniano che esiste l’esigenza di un confronto sui principi di convivenza a scuola e più in generale nel nostro sistema sociale: a quali regole dobbiamo riferirci? Come vivere nel quotidiano i valori in cui diciamo di credere?

L’esperienza realizzata a Latina mostra come un collettivo di donne e uomini, con ruoli diversi nel contesto di una scuola primaria, attraverso un processo condiviso possa attribuire valore a comportamenti didattico/educativi, attese reciproche, condizioni organizzative e di contesto.

In primo luogo, condividendo principi comuni:

  • da parte della scuola: promuovere la partecipazione dei genitori nella conoscenza dei progetti informandoli sulle scelte metodologico – didattiche e progettuali
  • da parte dei genitori:  essere disponibile a valutare e sperimentare nuove attività, collaborando attivamente con la scuola

In secondo luogo, dando valore a ciò che crea opportunità. Dal punto di vista della scuola ciò significa realizzare percorsi didattici diversificati anche extracurricolari tenendo conto delle peculiarità dei bambini, mentre per i genitori si tratta di conoscere, discutere e condividere con gli insegnanti e con i propri figli l’offerta formativa della scuola sostenendola nell’attuazione del progetto educativo e collaborando a realizzarlo secondo modalità concordate.

Altro elemento di importanza cruciale, che riduce i rischi per la sicurezza fisica o per il benessere psicologico è una buona comunicazione fra insegnanti e famiglie, specie quando si tratta di segnalare eventuali situazioni di disagio che possano influenzare l’apprendimento o il comportamento dei bambini e fornire orientamento e informazioni utili ad affrontarle e risolverle.

Più in generale l’esperienza realizzata a Latina mette alla prova un modello che assume la possibilità di una moltiplicazione reciproca dei poteri educativi; nel quale cioè, il potere di un soggetto contribuisce ad accrescere il potere del soggetto interlocutore, e viceversa (gioco ‘win-win’).

Infatti, nel corso della fase dei laboratori, alla fase di definizione di obiettivi educativi di responsabilità condivisa è seguita l’identificazione dei comportamenti dei genitori in grado di aiutare i docenti rispetto a quegli obiettivi e, reciprocamente, dei comportamenti dei docenti di aiuto per i genitori. In questo clima partecipato e collaborativo si sono stabiliti i confini della corresponsabilità educativa e i diversi ruoli, distinguendo il progetto educativo dal progetto didattico.

Per maggiori dettagli sul progetto si allega la versione integrale.

Presentazione_Patto_Latina-pdf

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