I giudizi descrittivi nella scuola primaria: un ritorno al futuro?

Contributo di Mario Russo, psicologo formatore che da anni collabora con il CGD – Coordinamento genitori democratici.

Finalmente già dal prossimo anno scolastico nella scuola primaria ritorneranno i giudizi descrittivi al posto dei voti in decimi per la valutazione finale degli apprendimenti: è un buon cambiamento, ma non sarà sufficiente se a questo ritorno/innovazione non corrisponderà anche una profonda e spregiudicata riflessione sul progetto educativo e formativo che ispira la nostra scuola pubblica.

Il Decreto 22/2020, divenuto legge il 6 giugno scorso, ripristina per la scuola primaria i giudizi descrittivi di valutazione, già introdotti nella stagione riformatrice del 1977, in stretta correlazione con la pratica della programmazione educativa e didattica, e che a sua volta il governo Berlusconi nel 2009 aveva sostituito con gli ancora più tradizionali voti numerici in decimi.

Proprio nel 2009, all’indomani delle riforma Gelmini, in una relazione al convegno del Cgd “La scuola in cocci” in contrasto alla propaganda governativa avevo sostenuto che il voto in decimi, contrariamente agli argomenti della propaganda filogovernativa, non è affatto più chiaro e immediatamente comprensibile di una valutazione espressa in giudizi: il voto in decimi non è altro che una traduzione in cifre della gamma stessa dei giudizi e non possiede pertanto il grado di precisione di una vera e propria scala numerica. Quella scelta governativa a favore della valutazione numerica si collocava infatti all’interno di un modello ideologica competitivo, che identificava il merito nei termini dell’affermazione personale nella gara con gli altri e auspicava pertanto la formulazione di classifiche sostenute da sistemi numerici di valutazione.

Tuttavia, acquisita la soddisfazione per la recente riforma, va aggiunto che non corrisponderemmo alle urgenze attuali che sfidano il nostro sistema formativo pubblico se ci accontentassimo del restyling dei documenti di valutazione finali o del ritorno a giudizi descrittivi talvolta espressi in formule ripetitive, generiche e poco comprensibili ai genitori ed agli allievi stessi.

Al contrario, attivare una discussione radicale sulla valutazione scolastica, che comprenda anche i livelli di istruzione secondari, sulle sue logiche e le sue prassi ci conduce nel cuore stesso del sistema scolastico e formativo, cogliendone le contraddizioni, le linee di evoluzione oltre che la capacità di corrispondere con una progettualità forte alle sfide che ci provengono dalla complessità sociale ed educativa. E’ stringente, infatti, la coerenza tra il sistema valutativo con il sistema di insegnamento e soprattutto con le finalità che un sistema di istruzione si propone di perseguire.

Alle domande classiche che avviano il confronto sul sistema di valutazione scolastico: perché si valuta? Quali sono le finalità formative dei voti, giudizi, feed back didattici? Ricorrendo a quali strumenti e procedure? qual è l’oggetto della valutazione (le conoscenze e/o i comportamenti e/o le competenze)? andrebbe aggiunta anche la domanda su quanto le prassi della valutazione scolastica, i voti e le pagelle, costituiscano un’opportunità di comunicazione tra genitori e scuola per sostenersi reciprocamente nel rispettivo impegno educativo e formativo.

L’emergenza sanitaria che dai primi mesi dell’anno ha svuotato le nostre scuole ha imposto il ricorso alle risorse della tecnologia, come una zattera di salvataggio sulla quale imbarcare le esperienze più eterogenee e differenti tra loro per qualità metodologica e consapevolezza pedagogica. Quasi con una mossa repentina, ha trascinato all’evidenza tutto il buono e tutti i ritardi che convivevano silenziosamente nelle nostre scuole, ha scoperchiato con chiarezza ancora maggiore le diseguaglianze tra ricchezze e povertà delle risorse educative che ancora pesano sulle generazioni più giovani. È urgente un’analisi sistematica e spregiudicata sull’esperienza di questa nebulosa di pratiche che definiamo “didattica a distanza”, soprattutto per individuare le opportunità da valorizzare e le criticità da risolvere per l’imminente avvio dell’anno scolastico.

Questa carenza è risultata ancora più evidente al passaggio dalle lezioni alle prove di valutazione di fine anno. Non è il caso di riproporre l’aneddotica riportata dai quotidiani o riferita ai nostri centri di ascolto, ma è un fatto che sono ancora poche le riflessioni empiriche approfondite sulle prassi valutative adottate per verificare la preparazione degli allievi nel nuovo contesto formativo segnato dalla tecnologia telematica.

In che misura e con quale efficacia sono state trasferite e adattate nel nuovo contesto le pratiche valutative consuete? In che misura sono state valorizzate le opportunità offerte dalle tecnologie educative per arricchire il corredo di prove, esercitazioni, feed back anche tra pari che le piattaforme web e mobile consentono. Certo, questo richiederebbe un serio approfondimento delle strategie e della programmazione didattica, ma proprio questo legame inscindibile tra valutazione e pratica programmatoria era ben presente ai riformatori degli anni ’70.

La qualità della scuola pubblica è troppo importante perché si possa pensare di riaprire le aule senza trarre conoscenza dalle evidenze di questi ultimi mesi; né va lasciato inascoltato l’invito venuto da più parti ad aprire un cantiere per la scuola che coinvolga l’intera collettività. In questo scenario, il ritorno dei giudizi descrittivi nella scuola primaria è una innovazione che ci sollecita ad un confronto sempre più stringente sulla scuola pubblica e sulla missione che la Costituzione le assegna.

One Comment on “I giudizi descrittivi nella scuola primaria: un ritorno al futuro?”

  1. “La scuola la vorrei senza pagelle e con tante cordiali chiacchierate con i genitori, perché, alla fine, invece di una bella pagella, si abbia un bel ragazzo libero, sincero, migliore comunque”, scriveva Mario Lodi.
    Mi piace riportare un meraviglioso articolo scritto qualche anno fa da una Maestra, Rosaria Gasparro:
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    Accogliamo dunque il ripristino dei giudizi descrittivi come una liberazione da un compito ingrato e mortificante, sia per chi quel numero in pagella lo assegnava, sia per chi lo riceveva.
    Ci si augura che sia anche un primo passo per sciogliere l’attrito che talvolta risuona nelle comunicazioni tra genitori ed insegnanti.
    Deve risultare chiaro l’intento del mirare non a “giudicare”, ma a formare il ragazzo, cogliendone le peculiarità ed accendendo l’entusiasmo verso la riflessione e la conoscenza.
    Personalmente ritengo che il sistema scolastico sia essenzialmente repressivo e omologante, che non tenga conto, ad esempio, della pluralità di intelligenze di cui parla Gardner.
    La scuola necessita di una riforma, a mio parere, radicale, profonda, che richiede importanti investimenti, anziché tagli. Una riforma che dovrebbe esser progettata da pedagogisti, psicologi dell’età evolutiva, avvalendosi anche di altre figure professionali che aiutino la riflessione su quelle che devono essere le finalità e le modalità della formazione.

    Guardando poi agli eventi recenti, ritengo che la DaD, pur avendo tagliato fuori molti importanti canali attraverso i quali passa la comunicazione, ha offerto opportunità che le nostre aule non permettono, poiché consente di attingere alle potenzialità dell’informatica.
    Vero è che in questi ultimi mesi sono emerse più fortemente le diseguaglianze tra le famiglie che potevano permettersi i dispositivi didattici e che potevano supportare i figli nel loro utilizzo, e quelle che invece non potevano. Tali strumentazioni sono state fornite alle famiglie meno abbienti con troppo ritardo; ci si augura che con il nuovo anno scolastico tali diseguaglianze vengano appianate.

    L’auspicio è inoltre che nei prossimi mesi si studino le strategie per consentire nuovamente lezioni in presenza ed in sicurezza, integrando il più possibile l’intervento didattico con le nuove strumentazioni che la DaD ci ha consentito di conoscere, sperimentare e sfruttare.

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