Un primo bilancio sulla legge contro il Cyberbullismo: intervista all’on. Elena Ferrara

A circa due anni dall’emanazione della legge La legge 71/17 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, abbiamo intervistato l’on. Elena Ferrara – promotrice e prima firmataria – per fare insieme il punto sulla messa in atto degli strumenti di prevenzione e intervento contro un fenomeno sempre più pervasivo. 

Quella che vi proponiamo, in due diverse uscite, è la versione integrale dell’intervista.

1. Quali sono i valori che hanno ispirato la legge sul cyberbullismo di cui lei si è fatta promotrice?

La legge si inscrive in un’ampia cornice che riguarda i diritti dei minori. La vicenda di Carolina Picchio nel 2013 mi mise davanti ad un fenomeno che non credevo essere così pericoloso, un episodio così tragico che vedeva coinvolti altri giovanissimi – perché i responsabili erano appena quattordicenni – mi ha indotta ad un atteggiamento di “ascolto” non solo riguardo alle vittime, ma anche a chi si rende responsabile di condotte aggressive in rete per capire da una parte quali potessero essere le ragioni del fenomeno, dall’altra quali potessero essere le azioni e le strategie d’intervento più efficaci. La legge parte quindi da un’analisi conoscitiva: la situazione, peraltro dai contorni emergenziali, ci veniva rappresentata dalla Polizia postale, dal Ministero dell’istruzione, dal Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, dal Garante della privacy, dalle Onlus che avevano esperienza in quell’ambito, dall’Agcom e da tanti portatori di interesse, naturalmente quelli che fino a quel momento non avevano voce erano proprio i ragazzi che si stavano facendo del male tra loro. L’indagine si svolse all’interno della Commissione dei diritti umani, quindi è chiaro che il tipo di approccio era proprio quello a cui tendevo fin dall’inizio: una legge di diritto mite, una legge di carattere educativo e preventivo che vedesse il mondo degli adulti alleato in una condivisa responsabilità nei confronti delle persone di minore età ed impegnato nell’attivare azioni di tutela e di promozione della sicurezza in Rete.

2. La legge ha individuato, per ciascuna scuola, la figura di un docente referente con il compito di “coordinare e promuovere le iniziative di contrasto” e per il quale è prevista una formazione specifica. Come è stata recepita questa chiamata di responsabilità da parte della scuola e a che punto è la formazione?

Nel corso dell’iter della legge, che appunto si mette in un’ottica preventiva e di contrasto del cyberbullismo, era chiaro che la scuola diventasse il primo agente di promozione e che si dovesse prevedere l’obbligatorietà, all’interno dei suoi organismi collegiali, il più possibile di attività che potessero creare un’alleanza educativa con le famiglie aumentando quindi le competenze di cittadinanza digitale di tutte le componenti scolastiche. Stiamo infatti lavorando con ragazzi che sono ancora sotto la responsabilità dei genitori così come, quando sono a scuola, sono tutelati dalla responsabilità dei docenti. Qualcosa si stava già attuando all’interno delle scuole se pur in assenza di specifiche misure, quindi fortunatamente non siamo partiti da zero: il progetto europeo sulla sicurezza in rete, “Generazione connesse”, rappresenta dal 2012 un’importante progettualità coordinata dalla Direzione dello studente del MIUR.

Da poco depositato il testo del DDL al Senato, nel 2014, prendeva il via l’iter della legge 107 di riforma della scuola che a sua volta prevedeva l’educazione ai newmedia come uno degli degli obiettivi prioritari.  Si poneva quindi all’attenzione del mondo scolastico e della società la necessità di un’azione di prevenzione e contrasto nei confronti di un utilizzo distorto dei social media.

La Legge, pur nella consapevolezza della complessità dei temi legati alla cittadinanza digitale, focalizza in modo stringente il fenomeno del cyberbullismo per poter individuare dispositivi efficaci. L’individuazione di una figura di sistema del docente referente è sembrato una disposizione imprescindibile per avere in ogni scuola, oltre alle altre già presenti, una figura di sistema che avesse una competenza specifica su queste tematiche. Per quanto riguarda la sua funzione, che poi è stata meglio esplicitata all’interno delle Linee d’orientamento, promulgate nell’ottobre del 2017 dal MIUR, il referente cyberbullismo non ha la prerogativa di fare lo “sceriffo della scuola alla ricerca dei cellulari nascosti” come qualcuno aveva voluto interpretare. In realtà il referente è colui che coadiuva il dirigente scolastico, anche in rete con altri scuole, nel definire le opportune strategie educative, riparative e sanzionatorie attraverso protocolli d’intesa e accordi, con servizi territoriali e agenzie educative dell’extra-scuola: socio-sanitari, forze dell’ordine, servizi di giustizia minorile e terzo settore. Per la complessità del ruolo del referente una particolare attenzione è stata dedicata alla sua formazione. La legge ne prevede una specifica da parte della Polizia postale a cui si affianca quella che molti Uffici scolastici regionali hanno attivato fin dall’a.s. 2017-18 proprio in previsione dell’attuazione della legge 71/17. La formazione è particolarmente delicata perché, come sappiamo, i referenti sono docenti che possono mutare nel tempo per diverse ragioni; quindi ogni anno sono previsti dei corsi di approfondimento cui si affiancano dei corsi base spesso erogati dagli Uffici scolastici regionali. Il MIUR si è anche dotato di una piattaforma di formazione a distanza che è la piattaforma Elisa, che prevede un percorso di 25 ore riservate a due docenti per ciascuna scuola. Il corso ha due meriti specifici: costruire in tutta Italia un linguaggio comune ed una formazione condivisa e dall’altra parte suggerisce di affiancare un’altra professionalità docente al referente cyberbullismo. Questa formazione a distanza, che ha avuto un buon successo in questo primo anno di funzionamento, è stata accompagnata da incontri diretti sul territorio nazionale che hanno offerto una preziosa interlocuzione con i docenti e con i dirigenti scolastici. Di fatto tutti i documenti programmatori e di valutazione delle Autonomie scolastiche, il patto di corresponsabilità e i regolamenti d’istituto devono essere integrati con specifiche previsioni di prevenzione e contrasto al fenomeno. Ho già avuto modo di suggerire al MIUR un ulteriore sviluppo di Elisa che comprenda anche una sezione destinata ai dirigenti scolastici.

Posso testimoniare, avendo girato moltissime scuole in questi due anni, che i docenti hanno dimostrato una grande attenzione al problema e molti referenti e dirigenti hanno proposto nelle proprie realtà esperienze importanti di formazione per tutti i componenti comprese le famiglie.

3. Facendo, invece, più genericamente, il punto sui diversi strumenti e strategie d’intervento che la legge prevede,  cosa è stato fatto e cosa invece ancora manca? 

Il primo dispositivo specifico di contrasto che la legge propone è quello a tutela dei minori vittime di cyberbullismo previsto nell’articolo 2 che contiene la previsione della segnalazione dei contenuti lesivi della dignità del minore da parte del minore stesso, purché ultra quattordicenne, alle piattaforme titolari del trattamento dei dati personali che hanno a disposizione 24 ore per provvedere alla presa in carico e 24 ore per la cancellazione. Le giovani vittime in questione risultano quindi titolari di un nuovo diritto: possono avanzare istanza di rimozione, blocco o occultamento di un contenuto lesivo della loro dignità non dovendosi necessariamente rivolgere ad un adulto. Questo è un punto particolarmente delicato perché potenzia rispetto ai minori, che sono titolari di tutele rafforzate, il diritto all’oblio. In caso di inerzia del titolare del trattamento il minore medesimo può rivolgere l’istanza di rimozione al Garante della privacy utilizzando un modulo on-line pubblicato sul sito ufficiale. Sono consapevole di quanto questo sia un argomento complesso e dibattuto, perché la Rete rende di per sé i contenuti virali e quindi difficilmente cancellabili in maniera definitiva. Il codice di co-regolamentazione con le aziende digitali, previsto all’art. 3 della Legge 71/17 (che a tutt’oggi purtroppo non è stato prodotto), costituirà un passaggio essenziale per dare forza a questa misura di tutela. Resta il fatto che è sempre auspicabile che gli adolescenti riescano a rivolgersi ad con un adulto, a vincere la vergogna, a vincere anche la disillusione rispetto alla possibilità che si possa fare qualcosa, perché con un genitore o un educatore a fianco è più facile capire come affrontare al meglio la situazione e non solo segnalando il contenuto, ma anche il suo autore!

L’altro dispositivo infatti è quello della procedura dell’ammonimento. Questo provvedimento di carattere amministrativo offre la possibilità di rivolgersi all’autorità di sicurezza, cioè al Questore in alternativa alla querela o alla denuncia nei confronti del responsabile di cyberbullismo. Naturalmente tutti i contenuti offensivi o le minacce in Rete devono essere salvati sia per la segnalazione sia per la richiesta di ammonimento, ma questo nella maggior parte dei casi non rappresenta un problema, perché di solito chi compie atti di cyberbullismo lascia in Rete traccia delle prevaricazioni, delle offese o delle minacce.

Il Questore, convoca quindi il bullo e chi riveste la responsabilità genitoriale per sottolineare il disvalore delle sue condotte. Dal quel momento si accende una luce su quella ragazza o quel ragazzo fino al compimento del diciottesimo anno di età. In genere non ci sono recidive e spesso si constata che il bullo ha agito inconsapevolmente, senza rendersi conto di come la Rete sia in grado di infliggere ferite, anche se meno tangibili rispetto a quelle che si procurano fisicamente, anche molto gravi. Con questa procedura, che è preventiva e certo non sostitutiva rispetto a percorsi di carattere penale laddove previsto dalla Legge, si mette a disposizione uno strumento di immediata  responsabilizzazione che evita di commettere ulteriori errori nell’immediato e che in genere riesce ad ottenere effetti anche a lungo termine : infatti in assenza di recidiva entro il diciottesimo anno il provvedimento amministrativo del Questore decade senza conseguenze. D’altra parte tutte le convenzioni internazionali sui diritti dei minori ci inducono a tutelare la dignità della vittima (e quindi nell’era digitale la sua web reputation), ma ci impegnano anche reintegrare, con attività riparative e strumenti di mediazione dei conflitti, i bulli.

Continua….

Per approfondimenti sul tema:
http://www.elenaferrara.it/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *