Un primo bilancio sulla legge contro il Cyberbullismo: intervista all’on. Elena Ferrara

Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista all’on. Elena Ferrara – promotrice e prima firmataria della legge La legge 71/17 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. Faremo insieme il punto sulla messa in atto degli strumenti di prevenzione e intervento contro un fenomeno sempre più pervasivo. La prima parte è disponibile al seguente link.

Fra gli strumenti di prevenzione e contrasto previsti dalla legge vi è anche la costituzione di un tavolo interministeriale. Che ruolo ha quest’ultimo? 

Esattamente. La legge all’articolo 3 prevede un Tavolo interministeriale che ha un compito importantissimo perché fra le altre cose individua un codice di autoregolamentazione con le aziende digitali, individua un comitato di monitoraggio rispetto alle segnalazioni, mette insieme i vari ministeri, compreso il Ministero dell’interno e le Forze dell’Ordine. Il tavolo è coordinato dal MIUR che oltre a conciliare le parti, ha anche il compito di verificare e monitorare quello che sta succedendo. Questo tavolo è stato previsto con un D.C.M. del 2017, si è insediato il 6/02/18 e da quello che mi risulta la prima riunione operativa è prevista per il prossimo 10 luglio. Si è quindi purtroppo creato questo vuoto ancora da colmare e rispetto al quale noi come suola, insieme al Garante dell’infanzia e dell’adolescenza e lo stesso ONU, abbiamo rivolto diversi appelli. L’avvio dei lavori è davvero importante perché dopo 60 giorni dalla prima riunione operativa dovrà essere presentato un piano d’azione integrato che metta insieme le competenze di tante autorità ed istituzioni, compresi i Forum degli studenti e dei genitori per cercare insieme le strade migliori per ottenere la miglior efficacia delle azioni che sono state immaginate. 


“Se noi segnaliamo un contenuto violento o uno scherzo che va oltre, un gesto di ostilità o di umiliazione sulla Rete, e se interrompiamo le catene d’odio, i nostri ragazzi impareranno a fare altrettanto”.

In un’ottica sia di prevenzione che di intervento, quali consigli si sente di dare ai genitori e tutti gli educatori?

Il primo consiglio è quello di ascoltare l’Organizzazione mondiale della sanità che dice che al di sotto dei 3 anni l’utilizzo degli schermi deve essere inibito completamente. Al di sopra dei 3 anni si parla al massimo di un’ora al giorno di attività di questo tipo, mentre risultano già oggi dati molto più impattanti riguardo le abitudini vita dei nostri piccolissimi. Le neuroscienze ci confermano che l’esposizione e l’abuso di questi device, quando i bambini sono troppo piccoli, ha effettivamente delle conseguenze, fra cui la difficoltà di sviluppare delle emozioni, di capire fino in fondo la gravità di alcuni atti che vengono agiti attraverso la Rete. Altro consiglio che non è mio ma che viene dato molto spesso dai parroci, è quello di non regalare lo smartphone in coincidenza della Prima Comunione. I bambini a 8 anni non possono avere la consapevolezza critica per poter utilizzare uno strumento così potente: In questo senso un’iniziativa molto interessante dal mio punto di vista è il patentino da smartphone dato in prima media che è stato sperimentato in Piemonte, così come in altre zone d’Italia. Questo patentino prevede l’acquisizione e l’accreditamento delle competenze utili e necessarie per utilizzare consapevolmente i cellulari di nuova generazione e coinvolge sia i ragazzi che i loro genitori. È infatti responsabilità degli adulti accompagnare i bambini nell’apprendere quale sia l’utilizzo appropriato dello smartphone e per mia diretta esperienza noto con piacere che questo sta avvenendo. Ho iniziato a girare per le scuole di tutta Italia nel 2013 e continuo a farlo, in questa nuova veste di docente potenziata all’Ufficio scolastico regionale, e vedo che i genitori si stanno interessando, preoccupando, attivando, cercando di capire. Penso quindi che ci siano le condizioni per affrontare questa nuova sfida educativa molto complicata che coinvolge non soltanto i genitori, ma anche tutte le agenzie educative: oratori, ambienti sportivi o culturali frequentati dai bambini che devono avere le stesse attenzioni. È importante parlare con i ragazzi delle regole, fare delle policy, rendersi conto che certi comportamenti quando sono scorretti devono essere segnalati. Perché se noi segnaliamo un contenuto violento o uno scherzo che va oltre, un gesto di ostilità o di umiliazione sulla Rete, e se interrompiamo le catene d’odio, i nostri ragazzi impareranno a fare altrettanto. Questo vince l’omertà, l’indifferenza e recupera non solo l’educazione alla legalità, all’affettività, ma recupera quella cittadinanza digitale consapevole che per questa generazione rappresenta una sfida in più, perché loro saranno i primi genitori digitali responsabili consapevoli.

I ragazzi spesso sono molto diffidenti rispetto al mondo degli adulti perché intuiscono – e spesso hanno ragione – che noi non conosciamo gli ambienti digitali nei quali invece loro vivono, creando le loro identità digitali e in qualche modo ci reputano inadeguati. Cerco sempre di far capire loro che stanno vivendo una situazione anomala, in cui loro sono “tecnicamente” più bravi di noi, ma che devono sempre tenere presente che rispetto ad una valutazione etica di quello che si fa, i loro genitori sono assolutamente in grado di dare loro una mano.

Loro hanno ancora bisogno di sapere dagli adulti cosa è più opportuno in Rete e cosa al contrario non lo è ed è importante insegnare loro a porsi sempre una domanda quando per narcisismo, come è normale che sia, si compiacciono nell’ottenere un “mi piace”: “Questo like che valore ha rispetto al sorriso del mio compagno?

Per maggiori informazioni:
http://www.elenaferrara.it/

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